Nelle oscure profondità del mare di stelle spicca una luce più vicina.
Un torrione del castello di Detha slancia verso l'alto i suoi bianchi archi a sostegno di un terrazzo al centro del quale spicca una lanterna.
È il suo bagliore a coprire le altre stelle.
La lanterna illumina dolcemente lo spazio circostante, ponendo una distanza incolmabile tra l'esterno fluire del tempo e il castello stesso.
Subito al di sotto della terrazza vi è una grande stanza circolare larga quasi quanto l'intera torre. Le sue ampie e slanciate finestre senza battenti, ma ornate di leggiadre tende scure, la rendono quasi completamente visibile dall'esterno.
Oggi, ragnatele e polvere coprono il letto e i mobili di quella stanza ormai deserta. Ma ci fu un tempo in cui proprio in quella stanza una giovane donna sfidò il proprio destino.
A quel tempo il grande letto a baldacchino stava nel centro della stanza circolare. Sui suoi fianchi, soffici e preziosi tessuti sporgevano abbondanti sotto morbidi cuscini e scendevano stancamente fino a adagiarsi sul freddo pavimento in larghe volute colorate.
Una fitta rete rosa tempestata di scure farfalle era annodata alla cima del baldacchino e scendeva anch'essa coprendo tre lati del letto su quattro.
Sotto al letto ruvide lastre di marmo disegnavano astratte rappresentazioni allungandosi fino alle finestre circostanti.
Attorno al letto i muri in pietra si aprivano in sei cavità, cinque delle quali ospitavano slanciate finestre in legno.
Pesanti tende di tessuti pregiati, vetri decorati in tenui colori e volte acute modellate da affreschi e bassorilievi, testimoniavano le nobili origini della struttura.
La sesta cavità era invece cornice per la robusta porta in legno che dava sulle scale della torre.
Il battente era ornato e rinforzato di metalli preziosi e robuste catene.
Opposto all'ingresso c'era un piccolo balcone, raggiungibile attraverso la più grande delle finestre.
Aveva ricominciato a piovere.
Le gelide gocce battevano insistentemente sui vetri, spinte dal vento e accompagnate da tuoni lontani.
L'interno della stanza era immobile e silenzioso tranne che per un lieve respiro.
La giovane donna riposava sui materassi del letto, immersa in soffici tessuti scarlatti.
La testa piegata in avanti dai giganteschi cuscini, boccoli biondi cadevano disordinati sui cuscini e sui seni, incorniciando un viso dai lineamenti aguzzi. Il corpetto avvolgeva il suo corpo fino alle anche, dove cominciava l'ampia gonna decorata come un prato di fiori modellati nella stoffa.
Aprì lentamente gli occhi chiari e mosse delicatamente le spalle a stiracchiarsi la schiena costretta dal corpetto.
"Ma cosa..." sopra di lei, attraverso la stoffa rosa, vide gli affreschi nel centro del soffitto che rappresentavano l'agognato raggiungimento di un luogo sacro e la conseguente investitura di numerosi cavalieri in armatura. "Dove sono?" si chiese.
La giovane donna sobbalzò quando il portone si spalancò in uno schianto. "Che succede?" chiese guardando di scatto verso l'ingresso poggiandosi sui gomiti.
Un uomo e un giovane ragazzo entrarono rapidamente nella stanza.
L'uomo era in uniforme, vestito di scuro, occhi e capelli scoloriti, una leggera barba.
Sorrise avvicinandosi e si sedette ai bordi del letto con una tazza fumante tra le mani. Il giovane arruffato era vestito in modo meno formale e portava una frusta arrotolata alla cintura; rimase in piedi poco oltre la porta con fare nervoso.
"Finalmente ti sei svegliata, amore" disse l'uomo sorridendo.
La ragazza era stanca e confusa "dove sono, perchè sono a letto, cosa è successo?" provò ad alzarsi ma subito fu fermata gentilmente dalle mani dell'uomo. "Non alzarti, sei stata malata e sei qui per guarire, devi ancora recuperare le forze" gli porse sorridente la tazza fumante "bevi, ti sentirai subito meglio".
La ragazza sorrise e prese la tazza con entrambe le mani osservando incuriosita il colore violaceo della bevanda.
"Cos'è?" esitò. L'uomo la guardò perplessa "è la tua medicina" le sorrise. "l'hai già presa qualche ora fa, non ricordi? Non preoccuparti, è stato il Maestro a dirmi di dartela..."
La giovane donna sorrise radiosa "Scusami, sei sempre così gentile", l'uomo le accarezzò i boccoli dorati mentre lei sorseggiava la tisana.
Il ragazzo avanzò lentamente nella stanza guardando le grandi finestre e si fermò cautamente davanti a una di esse fissando un punto indistinto davanti a sè.
La pioggia batteva incessantemente, scivolando sui vetri colorati delle finestre. Un altro tuono.
L'uomo in divisa si alzò ai fianchi del letto."Che sta succedendo? Questa volta ci è mancato davvero poco".
"Già" disse il giovane senza girarsi. Dietro di sè sentì l'altro muoversi agitato.
"Come mai era già sveglia così presto?".
Il ragazzo continuò a guardare fuori silenzioso.
L'uomo in uniforme guardò con preoccupazione la giovane sprofondata nuovamente in un sonno senza sogni. La testa ciondolante in avanti e la tazza adagiata in grembo.
"Dici che si stia già abituando al sonnifero?" chiese allungando la mano verso la tazza.
"Ne dubito" disse il ragazzo "Devono essere loro a svegliarla, non credi?" concluse.
L'uomo in uniforme si avvicinò alla finestra lentamente "Non so come sia possibile, ma probabilmente hai ragione, sento in modo inquietante la loro presenza".
Riflesso nelle gocce d'acqua che scivolavano sul vetro colpito dalla pioggia qualcosa si muoveva in modo insolito.
Guardando più attentamente si poteva scorgere uno sguardo carico di tensione, e poi un altro, e un altro ancora. Intere finestre erano assediate da rabbiosi sguardi di spettri senza forma dei quali erano chiaramente distinguibili solo gli occhi.
"E lui ancora non c'è" disse il ragazzo con un sospiro.
Il militare si girò con nervosismo, si avvicinò al letto, strappò la tazza dalle mani della ragazza addormentata e si diresse verso la porta, poi di scatto si fermò girandosi verso il giovane: "La situazione non mi piace affatto, raddoppia la sorveglianza e chiama i Caduti, che spazzino via quella feccia. Diana non deve svegliarsi per nessun motivo, mi sono spiegato?" uscì dalla stanza lasciando la porta spalancata.
Il giovane sospirò "Sototh, dove vai?" lo chiamò.
Passi affrettati lungo le scale furono l'unica risposta.
Un fruscio dietro di sè attirò la sua attenzione... o era la pioggia?
Si girò di scatto ma non notò nulla di particolare.
Cautamente fece un giro attorno al letto per controllare che tutto fosse a posto, ma non trovò nulla di insolito; sorrise mentre passava accanto alla ragazza addormentata e uscì dalla stanza richiudendo saldamente la porta.
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Nota:
Questo post è una nuova versione di un mio vecchio racconto che ho deciso di riscrivere per questo blog.
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