martedì 12 giugno 2012

Aryes della Notte Inquieta


Il vento fischiava insistente facendo oscillare la grande roccia sospesa a mezz'aria da corde e ponti.
Un tuono esplose vicino, mentre la pioggia cadeva a ondate sull'erba aggrappata alla roccia e agitata dal vento. Tra i ciuffi d'erba spuntavano due appuntite orecchie feline.

Da ore le nubi di una tempesta si annodavano morbide su se stesse scaricando proprio da quelle parti acqua tiepida e qualche scarica elettrica.

Aryes sospirò stancamente col viso immerso tra le foglie d'erba e le unghie aggrappate alla roccia dondolante.
Si era perso nel labirinto del Nessundove e non era riuscito a evitare quella noiosa torbolenza; era fradicio e in ritardo di qualche giorno a un appuntamento coi suoi amici.




Le corde e i ponti, che legavano tra loro le rocce sospese, scricchiolavano incessantemente mentre venivano strattonate e ritorte dalla tempesta.

Aryes si spostò di qualche passo quando un tuono improvviso lo fece sobbalzare. Il vento soffiava arruffandogli il pelo grigio sulla schiena, procedeva rasoterra avvicinandosi prudentemente a uno dei ponti.

Non era difficile perdersi nella intricata rete di ponti del Nessundove, in particolare con quella tempesta, ma non aveva mai tardato così tanto. Si chiese se al suo arrivo avrebbe trovato ancora qualcuno.

"Un altro ponte ed è fatta" pensò per consolarsi, tutto quel dondolare gli dava il voltastomaco.
Il ponte in legno si annodava su se stesso in un paio di punti prima di arrivare alla roccia successiva.
Sarebbe potuto scivolare su quel vecchio ponte così lungo e stretto. Non voleva rischiare di dover riprendere il cammino da chissà quale roccia e perdere altro tempo quindi si costrinse ad attendere un pò.
"Dovrà pur smettere di piovere" sospirò.

Un'ombra imponente si avvicinò rapida alla roccia e passò qualche metro sopra le sue orecchie. Per un attimo Aryes non fu più colpito dalla pioggia, l'ombra proseguì indifferente e scomparve tra le nubi lasciando il felino nuovamente sotto l'acqua.
"Chi è il pazzo che va in giro in mezzo a una tempesta così intensa" si chiese.

Il tempo sembrava non passare mai, ma alla fine il vento e la pioggia si placarono quanto bastava per permettergli di riprendere il viaggio.
Superò cautamente il ponte in legno e arrivò alla roccia successiva, decisamente più grande e più ricca di vegetazione della precedente.

Alla fine del ponte iniziava un sentiero lastricato che si inoltrava verso la sommità della roccia e curvava più volte arrampicandosi tra gli arbusti carichi di bacche e gli alberi da frutta. Un cartello indicava il nome di questa ospitale roccia: "Alto Frutteto", seguito da "Vi aspettiamo alla locanda Zita, procedete lungo il sentiero!".

A breve sarebbe arrivato il tramonto ma Aryes sapeva di essere ormai giunto a destinazione.

Qualche chilometro più avanti, dietro una lunga curva, potè finalmente ammirare la sua destinazione: un alto portone in legno incastonato in una parete di roccia minuziosamente levigata e decorata con disegni dai colori sgargianti.
Riconobbe le insegne del Continuum e le rune ancestrali di Ithya, le stesse che portava tra le orecchie e sul collo e che indicavano le sue origini e il suo voto.

Sorrise, erano anni che non tornava alla vecchia Locanda Zita. Finalmente si sarebbe asciugato e, con un po' di fortuna, avrebbe incontrato qualche vecchio amico che aveva deciso di aspettarlo nonostante il ritardo.

Avanzò al riparo dalla pioggia leggera avvicinandosi al muro. Le rune incastonate sulla sua fronte lampeggiarono mentre attraversava il portone ancora chiuso; in un attimo il dondolio cessò e Aryes si ritrovò asciutto dall'altra parte.

Un forte odore di funghi invase i suoi sensi.
L'ingresso della locanda era un corridoio spartano in penombra che curvava verso destra scendendo di qualche gradino ogni due o tre metri. Dall'altra parte del corridoio proveniva una luce più intensa, una tranquilla melodia, il tintinnare di bicchieri, il cozzare di piatti e il vociare allegro di molte persone.

Aryes scese gli scalini di buon passo, improvvisamente rinvigorito dalla consapevolezza di essere arrivato, e varcò la volta d'ingresso di un altissimo salone circolare.

Sulle pareti erano allineate le finestre delle camere disposte su tre piani alle quali si arrivava da una scala che saliva da una apertura laterale del salone.
Molti metri sopra l'ultima finestra una grande vetrata incastonata nel soffitto lasciava filtrare la luce del giorno, rinforzata dalle torce disposte lungo il perimetro e in bracieri disposti tra i tavoli più centrali.

Dalla parte opposta rispetto allo scala degli alloggi c'erano invece il bancone e la cucina, mentre nel centro del salone erano radunati i tavoli dove i viandanti potevano mangiare o divertirsi.
Grandi quadri e arazzi erano appesi lungo la parete.

I camerieri sciamavano tra i tavoli, la locanda era più popolata del solito, probabilmente a causa del pessimo tempo.

"Benvenuto, vuole una stanza o si ferma solo per cena?" una giovane donna si avvicinò portando con sè un vassoio carico di pietanze speziate con qualche grosso fungo in bella vista.
"Mi fermo qualche giorno" rispose.
"Bene, è un onore ospitarla. Purtroppo ci sono rimaste solo le stanze dell'ultimo piano, spero che non le dispiaccia" Aryes sorrise "Non è un problema". La donna si girò verso il bancone un attimo, cercando qualcuno con lo sguardo "Prendo le chiavi e l'accompagno, arrivo subito!" si avvió rapida verso il bancone.

Molte persone stavano mangiando ai tavoli, a prima vista sembravano tutti umanoidi, nessuno del Continuum, nessuna faccia familiare. Una smorfia di delusione si disegnò sul suo viso."Sono arrivato troppo tardi...".

La donna tornò di corsa portando con sè le chiavi "Ecco, mi segua, l'accompagno!".
Passarono sotto un grande arco e cominciarono a salire la scala che portava ai piani superiori.
"Lei è un gatto del Continuum, vero?" chiese. Aryes sospirò "Già, se ne sono visti altri di recente?" la donna si fermò e lo guardò sorridendo "Certamente, la settimana scorsa ne abbiamo ospitati due, lei è Aryes giusto?" il gatto la guardò incuriosito "Non si preoccupi, terrò per me questa informazione, ma hanno lasciato un pacchetto per lei assieme a una accurata descrizione, glielo consegnerà direttamente mio padre appena torna alla locanda".
Aryes riprese la salita "Grazie".
Cosa potevano avergli lasciato i suoi amici? Ammesso che fossero stati loro a lasciargli qualcosa.
Sicuramente niente di importante se lo avevano affidato a una locandiera.

Passarono davanti a numerose porte di forme e dimensioni diverse mentre la locandiera si prodigava in complimenti e sorrisi finchè non si fermarono davanti a una porta di medie dimensioni riccamente decorata dalle rune del Continuum.
"Una camera realizzata per gli ospiti importanti" disse la ragazza mentre infilava la chiave per aprirla "speriamo che sia di suo gradimento" disse aprendo la porta e facendogli cenno di entrare.

La stanza era piccola ma graziosa e inaspettatamente molto luminosa; era proprio arredata per ospitare un gatto del Continuum: Preziosi arazzi erano appesi alle pareti e numerosi cuscini erano ammassati al centro della stanza e lungo i muri.
C'era anche un piccolo bagno. L'aria era mantenuta fresca da un complesso sistema di aerazione ed era profumata da vari incensi, inoltre nel bagno era possibile lavarsi anche con acqua calda, una ipotesi che Aryes scartò all'istante.

La cosa che però aveva attirato la sua attenzione appena varcarono la soglia, era la grande finestra arcana che, nonostante fosse posta nel muro che divideva la camera dal bagno, mostrava l'esterno della roccia che ospitava la locanda e illuminava l'interno di tutta la stanza dei colori del tramonto.
"affascinante..."
La locandiera sorrise "siamo all'ultimo piano ma questa è una delle nostre migliori stanze" staccò dalla chiave un piccolo ciondolo metallico "e questa è la vostra chiave" disse chinandosi ad agganciare la runa al collare.

"Informerò mio padre del suo arrivo, a presto!" fece per uscire poi si fermò "Ah, dimenticavo, la cucina è aperta giorno e notte, siamo sempre a sua disposizione al piano terra".

Aryes la guardò uscire dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle. Aveva una gran voglia di riposarsi.
La chiave sul suo collo lampeggiò mentre le serrature scattavano chiudendo la porta.
Dopo un lungo sbadiglio il felino si adagiò su un grande e morbidissimo cuscino e, felice essere al riparo, si addormentò.

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