domenica 15 luglio 2012

Le stanze di Chrono


Nebbia blu.
Lo sguardo si smarriva tra i cumuli di densa nebbia che nascondevano l'ambiente sotto una fitta rete di opache macchie blu. Nella densa penombra Ado cercò qualcosa di famigliare attorno a sè ma, a parte lo specchio nero, non riconobbe molto di quel poco che riusciva a vedere.

Era senza dubbio nel palazzo di Chrono, tuttavia le cose erano cambiate radicalmente dall'ultima visita di un Emissario del Continuum.
I racconti di Aryes parlavano di enormi e slanciate torri composte di cristalli blu poste attorno alla gigantesca clessidra del mana e illuminate da sottili colonne di luce.
Cosa poteva aver cambiato le cose fino a questo punto?




Un debole vento soffiò improvviso accarezzando in modo sinistro il suo maculato manto felino. La luce verdastra degli impianti emergeva in modo innaturale tra il pelo lungo la schiena e sulla testa e si rifletteva debolmente nello specchio. Quel posto era ormai così buio che la poca luce degli impianti poteva apparire ben visibile alle creature di quel luogo; era decisamente troppo esposto per i suoi gusti.

Anelli meccanici ruotarono attorno al suo occhio sinistro con un ronzio mentre l'impianto bionico metteva a fuoco lo spazio circostante.
La nebbia era però troppo densa per vedere chiaramente qualcosa già a pochi metri di distanza.
L'anello quindi scattò in modalità notturna mentre tre nuovi sensori emergevano lateralmente. il sensore centrale assunse una leggera tinta rossastra.

La consapevolezza della struttura dello spazio che lo circondava invase la sua mente, mentre la vista cominciava a raccogliere dettagli nuovi e oggetti che prima non aveva visto per niente.

Era su un pavimento dalla forma irregolare, vicino alla ringhiera di una sorta di terrazzo nel quale era incastonato lo specchio.
Il terrazzo aveva una forma allungata che poteva rappresentare il petalo di un fiore e si estendeva da una parte centrale di forma vagamente circolare. Altri terrazzi erano presenti attorno alla zona circolare. Complessivamente il ripiano sembrava rappresentare proprio un fiore. Lungo alle ringhiere dei terazzi erano poi presenti dei muretti che delimitavano delle piccole zone riservate; dove questi divisori si incrociavano sorgevano alte sculture dalla forma astratta.

Una lunga scala portava a quel piano dal basso, ma nemmeno coi nuovi sensori attivi fu in grado di vedere un piano inferiore o comunque la fine di quella scala. Tra l'altro il ripiano sembrava essere sospeso nel nulla, a meno che tutta la struttura non fosse sostenuta solo dallo scalone.
Tutto attorno al ripiano erano abissi senza luce.
Lo scalone permetteva anche di continuare a salire curvando lentamente verso un piano superiore appena visibile tra le ombre.

Nessuna traccia di altre strutture nè della gigantesca Clessidra del Mana. Poteva però trovarsi in quello che rimaneva di una delle torri di cristalli blu. Ma se le cose stavano così l'intero palazzo era completamente in rovina!

Fece qualche passo allontanandosi dallo specchio.
Le unghie metalliche tichettarono sulle ruvide e scure piastrelle del pavimento.

Nel complesso la superficie di tutto il piano era sconnessa e irregolare.
Nel centro grandi anelli di piastrelle scorrevano silenziosamente attorno a un fulcro comune indicando data e ora con precisione. Il meccanismo funzionava perfettamente nonostante tutto.

Le orecchie di Ado scattarono verso un tintinnio lontano.
Considerando la totale distruzione del luogo non era proprio il caso di farsi notare.
Avrebbe dovuto disattivare alcuni innesti per emettere meno luce e attivarne altri per migliorare le sue capacità di mimetizzazione.

Svariati led si spensero mentre alcuni degli innesti si disattivavano progressivamente.
Con un po' di fortuna avrebbe potuto terminare il suo incarico senza farsi notare.

Un altro tintinnio.

Questa volta il rumore era arrivato dall'alto senza alcun dubbio. Scattò lateralmente rimanendo rasoterra.
Chi poteva essere? Chrono? un suo adepto? O quel qualcuno che aveva ridotto il palazzo in questo stato?

Gli innesti sotto al petto slittarono verso l'esterno lasciando uscire uno sciame di piccoli droni che si dispose attorno a lui aumentando la sua capacità di mimetizzarsi tra la nebbia.
Continuò a spostarsi verso una posizione più riparata, dietro a un piccolo muretto diroccato.

Nuovi rumori arrivarono dall'alto, qualcosa sembrava scendere lungo lo scalone.

I racconti di Aryes parlavano di un enorme tempio posto esattamente in cima alla clessidra e appoggiato alle grandi torri blu. In quel tempio Chrono organizzava banchetti, incontri diplomatici, ospitava i suoi amici più cari e soprattutto custodiva i suoi straordinari utensili. L'obiettivo della sua ricerca.

L'unica via per salire era quello scalone.
Avrebbe aspettato per vedere chi stava scendendo e sarebbe salito appena possibile. Lo specchio non era lontano, se necessario sarebbe fuggito in un attimo.

Una piccola palla blu rimbalzò dagli scalini più alti e rotolò fino alle piastrelle vicine al grande orologio al centro del pavimento.
Adone osservò da lontano la scena, il muso rasente al suolo.

Un piccolo felino scese le scale saltellando. Il suo manto metallico era tinto di un improbabile blu elettrico con delle macchie scure che volgevano fino al nero; le parti in cui il blu era più acceso erano costellate di piccoli ma luminosi cristalli bianchi. Corse sguaiatamente verso la pallina senza curarsi dell'ambiente circostante.

Ado si spostò per guardare dalla parte opposta della sua esile copertura. Il gattino giocava in mezzo alla distruzione come se niente fosse, saltando e rotolando sulla piccola palla.

Il caratteristico colore del pelo suggeriva una qualche forma di parentela con Chrono, ma cosa ci faceva un cucciolo in mezzo a questa devastazione? Poteva forse essere un'esca per farlo uscire allo scoperto o per sondare le sue intenzioni?

Stava per cedere alla curiosità quando notò qualcosa muoversi dietro di lui. In un silenzio spettrale avanzava una scura sagoma umanoide. Ado si appiattì dietro il muretto rabbrividendo, spaventato dalla sagoma surreale che non aveva emesso alcun suono pur muovendosi speditamente e non era stata rilevata dai suoi numerosi sensori.

Poco prima di mettersi al riparo aveva osservato grossi scarponi rinforzati e una tunica scura ricca di complessi ornamenti metallici. Una divisa conosciuta. Era decisamente il caso di stare al riparo.

Non poteva però nemmeno nascondersi senza sapere dove fosse quell'umanoide. Nessun sensore lo aveva individuato finchè non era entrato nel suo campo visivo e anche ora non riusciva a capire dove fosse.

L'ansia cresceva rapidamente, Ado cominciò a muovere lentamente la testa verso lo spigolo più vicino, i piccoli droni sciamavano silenziosi attorno a lui perfezionando la sua mimetizzazione.

"Cosa diavolo stai facendo piccolo idiota?" si fermò di scatto pietrificato dalla cupa voce sconosciuta. "Non dimenticare che ti ho liberato solamente per portare fino alla breccia la sfera della clessidra, non farmi perdere tempo".
Ado respirò rendendosi conto che l'umanoide non stava parlando con lui, e riprese a muoversi lentamente per cercare di vedere qualcosa.
"Sei forse diventato sordo?" tuonò la voce.

Un lampo balenò dal basso seguito da un forte boato.
Tutta la struttura scattò in avanti di qualche metro.
Ado battè violentemente contro il muretto mentre pietre e calcinacci sciamavano in ogni direzione.
La struttura tornò verso la sua posizione originaria con un ululato metallico e continuò ad oscillare cigolando cupamente.
Nel trambusto, Ado si era spostato parzialmente allo scoperto e poteva vedere di fianco la figura scura.

"Che cazzo sta succedendo laggiù" l'umanoide barcollò verso la rampa che scendeva nell'oscurità "Scendo a vedere cosa è successo, prega che non sia opera di qualcuno dei tuoi figliocci, altrimenti non avrai più occasione di rivederli".
Prese a scendere gli scalini, poi si fermò girandosi a guardarlo nuovamente; "Mi aspetto che tu riesca a portare giù quel maledetto coso anche senza che ti stia alle calcagna, non mi deludere". Riprese a scendere.
L'unico suono era il cigolio della struttura.

Ado non sapeva che fare. Sobbalzò quando, improvvisamente, il cucciolo si voltò a guardare proprio nella sua direzione. "I nostri amici sono arrivati proprio… appena in tempo" sorrise maligno; la sua voce era stranamente matura rispetto al suo aspetto da cucciolo.

La torre oscillava lentamente.

"Ho un messaggio che devi assolutamente portare per me al Continuum".
Ado uscì lentamente allo scoperto e notò che la pallina blu era in realtà una leggendaria lacrima della clessidra, un dispositivo estremamente potente forgiato in passato da Chrono. Era proprio quello che gli serviva.

Alzò lo sguardo felice di aver concluso così rapidamente la sua ricerca. Ma il cucciolo scuoteva la testa.
"Mi spiace straniero, non c'è più nulla per te qui. Questi oggetti non hanno più il potere che conoscevi".

Una leggera brezza agitava la sua metallica pelliccia facendola tintinnare dolcemente; di tanto in tanto piccole scintille scattavano tra una punta metallica e l'altra.
Era particolarmente luminoso nell'oscurità di quel posto, sembrava illuminare di azzurro lo spazio circostante.

"Ma tu sei Chrono?" Chiese Ado incuriosito.

"Ascoltami, dì a quelli del Continuum che non sono più benvenuti qui" fece una breve pausa guardando il volto sbigottito di Ado "Questo territorio è stato conquistato dalle Piovre Volanti di Sototh. Quasi tutto è andato perduto" sospirò.
"Non tutto però. Speriamo che il Continuum possa aiutarci, ma non è consigliabile un intervento qui. La chiave di questo conflitto è a Detha, hai capito?".

"Sì, ma tu sei Chrono?" richiese insistente.

"Chrono non esiste più. Esattamente come questo posto" sorrise.
Riprese a spostare delicatamente la piccola sfera azzurra.
"E ora vattene. Porta il messaggio ai tuoi fratelli. E' molto importante".
Lo guardò nuovamente per un momento e gli sorrise un'ultima volta "Sai? Un giorno ci rivedremo. Nel frattempo ho un sacco di lavoro da fare… sparisci". Si affrettò verso lo scalone con la piccola sfera blu.

Ado lo guardò allontanarsi, poi tornò lentamente verso lo specchio.
Le novità dal palazzo di Chrono erano pessime, doveva subito informare gli altri. Non aveva trovato quello che cercava, ma a quanto sembrava non avrebbe più potuto trovarlo. O almeno così gli era stato detto. Gli era sembrato sincero Chrono, perchè quello era sicuramente l'Aspetto del Tempo, o quello che ne rimaneva.
Mentre attraversava lo specchio gli parve di sentire una voce lontana, appena percettibile, sussurrare un ringraziamento nella antica lingua del Continuum.

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